Venduto mai

di Nino Ciccarelli
Non mi sono mai venduto a nessuno, soprattutto a un giornalista. Però un libro, anzi un romanzo, sulla mia vita ci voleva. Perché? Prima di tutto perché sugli ultras ho letto sempre e solo cazzate, scritte da chi gli ultras non li conosce. Come se a me facessero commentare un concerto della Scala o scrivere un editoriale sul debito pubblico. Sulle curve, invece, sdottorano sempre quelli che non possono sapere niente di noi: sociologi, giornalisti, persino scrittori che scoprono il calcio solo dopo un episodio di cronaca nera. Tutta gente, quella lì, che vive su pianeti diversi dal mio e pretende di farmi la morale. Giorgio invece questa storia l’ha vissuta, ha fondato insieme a me e a tanti altri ragazzi un gruppo allo stadio e per parecchi anni abbiamo condiviso gioie e lutti.
La gioia di sentirsi tra amici, senza invidie, ogni volta che ci incontravamo allo stadio e fuori. E la gioia di vivere a mille all’ora, di collaudare il nostro corpo giovane contro altri corpi giovani. Ma anche i lutti, troppi. Molti dei ragazzi che sono citati in questa storia non ci sono più, portati via da droga, incidenti stradali, malattie infami. Sempre sommersi, anche da morti, dalla merda che ci gettano addosso. Ma nella merda spesso ci sono caduti anche loro, i politici e gran parte della stampa. Comunque non mi sento superiore a loro, come invece si sentono quei tipi lì rispetto a noi. Oh, non prendetemi per presuntuoso o montato. La mia è una storia come tante altre. Tutti nella vita abbiamo qualcosa da scrivere su noi stessi. Tutti. Basta saperla raccontare, questa storia. E magari, come ha fatto Giorgio, romanzarla. Però alla fine mi ha convinto a dirgli di sì. Non ho voluto scriverla io, queste faticose righe di prefazione mi sembrano sufficienti. E nemmeno ho voluto che Giorgio scrivesse per conto mio o, peggio ancora, con me a dirgli cosa mettere o non mettere in queste pagine. Lui è l’autore e io sono il protagonista, i ruoli sono chiari. E’ giusto che la gente capisca chi siamo veramente noi ultras, ma di sicuro questo non è uno dei mille libri sugli ultras. Anzi, il calcio e ciò che gli gira intorno sono solo una piccola parte di una storia che racconta tre decenni di Milano, di Italia e di ragazzi senza troppe prospettive. Gli Ottanta delle bande giovanili e della Milano da bere sono il decennio più interessante, ma anche i Novanta e gli Zero sono pieni di vicende mai davvero raccontate da chi le ha vissute. Chi è nato nella seconda metà dei Sessanta o nella prima dei Settanta potrà magari identificarsi in qualche personaggio, in un certo senso questo è un libro generazionale. Sappiate però che non tutti quelli della mia generazione sono come me. Io mi sono solo spinto un po’ più in là. E, per questo, l’ho pagata con le dodici foglie d’edera tatuate sul mio braccio sinistro. Una per ogni anno di galera davvero scontato. Se non fossi andato in curva forse queste foglie sarebbero state di più... In questo libro ci sono una Milano e un’Italia lontane dai luoghi comuni, anche da quelli sulla criminalità. E proprio per questo poco conosciute, perché la gente non si rende conto di quanto ambienti all‘apparenza lontanissimi siano in realtà collegati. La finanza, la politica, lo spettacolo, il calcio, la criminalità più o meno organizzata, la cultura, eccetera: un mondo parallelo che prende per il culo tutti voi, un mondo che per una serie di circostanze ha permesso a un ragazzo di strada come me di dare del tu a personaggi noti in tutto il pianeta. In carcere il tempo per leggere non mi è mancato e devo dire che mai ho trovato qualcosa di interessante sulle periferie e su realtà ai confini di tutto, dove sbagliare è più facile che fare la cosa giusta. Sempre ammesso che una cosa giusta esista. Di solito il giornalista o il sociologo della situazione alternano il loro moralismo a una sorta di passione per i dettagli più violenti e squallidi, senza nemmeno provare a capire che dietro a ogni persona c’è una vita. Magari senza speranze, ma pur sempre una vita. Non sono un critico letterario, come si sarà intuito, quindi non so come classificare questo libro a metà fra storia e romanzo. Forse non è tutto vero quello che leggerete nelle prossime pagine, trovo giusto lasciare il dubbio. Come non è vero, d’altronde, tutto quello che leggete sui giornali sulle pagine di cronaca. Sì, magari è vero che quel tale ha sparato a quell’altro, per la storiella basta copiare i comunicati della polizia. Più difficile è capire il perché, visto che la maggior parte delle disgrazie accade solo perché…accade. Tutto è assurdo e senza senso, chi ha vissuto senza protezioni se ne può rendere conto meglio degli altri. Il problema è che loro pensano di fare cronaca e anche di educare i lettori come se fossero bambini. Questo è bene, questo è male, quel tale è rispettabile, quell’altro no. Invece... Cazzate. Cazzate e solo cazzate. Per evitare equivoci concludo dicendo che non sono certo uno da imitare, anche perché a fare le spese di tante prodezze sono quasi sempre stati mia moglie e i miei figli. Sono partito da Quarto Oggiaro e arrivato non so dove, rischiando più volte di morire lungo il percorso. Non sono una vittima del sistema, non sono un eroe, non cerco approvazione ideologica. Però posso guardarmi allo specchio senza provare vergogna. Non è poco.

Nino Ciccarelli 
Milano, ottobre 2011

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